L’ARAN ha avviato il confronto esponendo lo scenario aperto da un atto di indirizzo molto ampio in un comparto definito
“forse il più complicato” tra i nuovi quattro. Questo contratto avrà il ruolo di essere una sorta di “ponte” con quanto rimasto in
sospeso nove anni fa, in un contesto fortemente mutato a causa del cambiamento intervenuto nei rapporti tra leggi e contratto.
Ha posto l’accento sulla grande attenzione che l’apertura della tornata contrattuale ha portato in tutto il Paese verso il pubblico
impiego, ribadendo l’intento di voler fare “presto e bene”, compatibilmente con le risorse disponibili. Risorse che l’atto di
indirizzo “madre” (quello emanato per le funzioni centrali) ha indicato doversi utilizzare anche per altre voci contrattuali,
diverse dall’incremento tabellare. Le risorse disponibili restano quelle indicate nell’accordo del 30 novembre (“non inferiori a
85€ mensili medi”), peraltro ad oggi non completamente disponibili. E’ stato ribadito l’impegno a salvaguardare il cosiddetto
“bonus” di 80€.

L’atto di indirizzo ricevuto pone l’accento sulla armonizzazione della disciplina di parte comune, ma è forte anche la
disomogeneità dei settori confluiti nel comparto e il richiamo alle singole specificità, che l’ARAN non sottovaluta.
Dopo una veloce elencazione dei possibili contenuti di una parte generale comune (relazioni sindacali, permessi e assenze,
infrazioni e sanzioni…) si è subito evidenziato che persino in questi argomenti ci sono forti differenze, in particolare con la
scuola.
In relazione alle sezioni “Ricerca – Università – Afam”, abbiamo richiamato in primis le autonomie caratterizzanti (che
molto possono incidere anche in materia economica), nonchè la necessità di garantirne le specificità, conseguenti anche a
normative di settore (es. la 218/17).

Abbiamo premesso che è necessario prevederne l’inserimento immediato delle istituzioni “mancanti” all’appello di comparto
(ANPAL ed ex ISPESL), per evitare che ne sia messa in discussione la natura e tutto ciò che ad essa è collegata.
Abbiamo affermato che è prioritario impegnarsi reciprocamente ad avere un buon sistema di relazioni sindacali nell’arco della
trattativa, propedeutico ad un buon sistema di relazioni sindacali nel CCNL, che consentano di limitare l’insorgere di problemi
nelle singole istituzioni.
Abbiamo richiamato punti di criticità vecchi (AOU, fasce I e II dei docenti AFAM…) e nuovi (figura del Tecnologo, fondo
unico B-C-D-EP nelle Università…), da affrontare alla luce di un atto di indirizzo che propone obiettivi che ci appaiono
complicati da realizzare (scambio e mobilità tra EPR e Università…).

Abbiamo posto la delegificazione, prevista nel nuovo testo Unico del Pubblico Impiego (D. Lgs.vo 75/17), come una facoltà
che va utilizzata al meglio e pienamente per recuperare al massimo quanto si è perso per strada.
Abbiamo concluso affermando che le scarne risorse nazionali - che per come disponibili non possono farsi carico di voci
diverse dal tabellare - portano ad attendersi che questo CCNL debba riscattarsi certamente dal punto di vista normativo,
ponendo la massima attenzione a tutti gli strumenti di interesse per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
(regolamentazione più favorevole per le assenze/ assenze/permessi, ferie solidali…).

Poco si potrà incidere sugli ordinamenti, in assenza di disponibilità adeguate. Ciò non potrà escludere a priori aggiustamenti
ormai indispensabili.

L’ARAN ha quindi ipotizzato di procedere convocandoci, a breve, approcciando direttamente le singole sezioni specifiche nei
prossimi confronti; le questioni “convergenti” delle aree tematiche saranno affrontate quindi in parallelo o a seguire.

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